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Progetto educativo
 

Progetto Educativo
Fondamenta per costruire progetti dentro l'oratorio


Premessa - La Parola: il Vangelo

Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro: «Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato». (Mc 9, 35-37)
Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. (Gv 13,34)

Gesù si siede e chiama i discepoli, lui è il maestro, il Rabbì che affida loro la sua legge: il primato dell'amore che soppianta l'egoismo. Il bambino è il bisognoso per eccellenza, necessita di accoglienza, di amore, di rispetto. Gesù vive lui stesso tutto questo nei confronti dell'uomo: Lui che è Dio si è fatto servo per arricchire l'uomo. Il nome di Gesù è l'unico  luogo di verità dell'uomo, in nessun altro  c'è salvezza: agire nel Suo nome è principio di comunione e di vita; agire nel " proprio nome " è principio di disgregazione e di morte.
Da qui impareremo il comandamento nuovo: " amatevi gli uni gli altri; come io vi ho amato ".


Capitolo 1 - L'Oratorio

L'Oratorio è comunità educante all'interno della parrocchia.
L'Oratorio contribuisce alla formazione della persona nella sua integralità di uomini liberi e autonomi, così che sappiano interagire e collaborare in uno stile di fratellanza cristiana, avendo Gesù Cristo e il suo Vangelo come roccia su cui costruire e crescere.
L'Oratorio ha lo specifico compito di mostrare il volto della comunità cristiana che testimonia la fede in Gesù Cristo. Questa considerazione deve riuscire a informare lo stile dell'Oratorio : non lo si può scambiare con un centro giovanile o con una scuola di religione, dove l’attenzione principale è sui contenuti; proprio perciò è chiamato a sostenere le diverse dimensioni della vita offrendone una comprensione unitaria ed equilibrata.
In oratorio si parla di Gesù come di un amico che i grandi hanno incontrato prima e più a lungo dei piccoli, ma non si può parlare di Gesù senza incontrarlo nella comunità raccolta intorno alla mensa domenicale, ne senza riconoscerlo nel povero che ci tende la mano. Capiamo quindi che la preoccupazione dell'Oratorio va ben oltre la terminologia e la metodologia spiccia delle singole attività, come pure dei contenuti, per affermare che si deve imparare a vivere da cristiani attraverso piccole o grandi esperienze che mostrano e fanno vivere, fin da bambini, il sogno di Dio per ogni uomo: essere fratelli tra noi e figli del Padre.
Essendo l'Oratorio identificabile come uno spazio, oltre che con le persone e le attività che lo animano, si presta naturalmente a essere luogo di socializzazione e aggregazione, figura e prova dell'esperienza comunitaria. In una cultura che viene sempre più nominata come individualistica e isolante, è importante che l'oratorio offra delle occasioni autentiche di condivisione e di vita comune. Anche per questo l'oratorio è chiamato a essere la casa di tutti coloro che lo frequentano, un luogo in cui la compagnia e la condivisione contraddistinguano il senso della sua proposta.

In particolare l'oratorio deve essere in grado di promuovere la dimensione del gruppo come occasione per stringere legami condividendo un cammino di fede. Il gruppo non è quindi solo l'espediente con cui si incontrano gli adolescenti e i giovani, ma è anche una modalità di lavoro con i bambini e i preadolescenti.


Capitolo 2 - Corresponsabilità educativa (Comunità, Oratorio, Famiglia ...)

A nome della comunità cristiana l'Oratorio non solo si pone accanto alla famiglia nel compito di crescere i più piccoli, ma chiede alla famiglia stessa di essere maggiormente coinvolta in quello che è il percorso di iniziazione cristiana che sta intraprendendo il figlio.
L'Oratorio non può prescindere dalla famiglia, per questo è necessario che la comunità cristiana, in particolare rappresentata dall'oratorio, sia in grado di mostrarsi vicina alle giovani famiglie, testimoniando anche ad esse una vita fraterna autentica e possibile secondo il Vangelo.
La famiglia è " l'agenzia educativa " naturale, questo ministero scaturisce per vocazione dal matrimonio ed è rafforzato dalla grazia del sacramento.
Dentro l'Oratorio è necessario agire con corresponsabilità dove il rispetto, il confronto di idee e proposte diverse e l’ascolto producono collaborazione per una definizione di strategie educative condivise.


Capitolo 3 - Quale tipo di educazione?

Un dato di fatto dal quale dobbiamo partire: Dio non educa a caso ma con un progetto! La storia della salvezza ne è una chiara dimostrazione. Anche nella nostra azione educativa siamo quindi invitati a darci linee di orientamento essenziali che possano ritmare il nostro cammino. L'educazione  è una forma di generosità e amore.
1. Sacrificare progressivamente l'autorità a vantaggio della libertà
· Stimolare e coltivare l'idealismo nell'animo
· Fare della fede in Gesù, unico e vero maestro, la stella polare del proprio essere ( l'uomo cerca da sempre la risposta alla domanda " cosa è la verità? ")
· Rifiutare la logica del dominio e della coercizione
· Privilegiare l'autorevolezza e non l'autorità

2. Una educazione "Puerocentrica"
Il ragazzo è il principale destinatario di ogni sforzo educativo e deve essere considerato come
una risorsa partecipante attiva e creativa.

3. Una educazione "Contingente"
Concentrarsi in una sola direzione rischia di far perdere di vista i destinatari dell'azione  educativa, è opportuno quindi essere disposti a mettere in gioco diverse strategie e diverse attenzioni affinché si riesca ad essere efficaci. Disponibili a cambiare e rileggere il proprio impegno e il proprio servizio educativo.

4. Una educazione "Fallibilista"
Non si deve aver paura di sbagliare, ma essere anche consapevoli che si può sbagliare e da questo deve nascere la disponibilità a rileggere il proprio impegno, così da riorganizzarsi e riprendere il cammino.

5. Una educazione "Paziente"
Occorre essere disposti ad accettare tempi lunghi, a lasciare che i semi gettati portino frutto. Senza neppure la pretesa di vederne i risultati.


Capitolo 4 - Le figure educative

Dietro la parola " educatore "  si snocciolano diverse figure che si contraddistinguono con termini diversi a secondo del campo dell’azione: animatore, catechista, allenatore, barista, presenza costante. Dentro questa ottica l'educatore che vive il suo impegno in oratorio è invitato a mettere in gioco le proprie capacità, la propria fede in Gesù Cristo, e la consapevolezza della propria appartenenza ecclesiale. Essere educatore è quindi un "ministero " ecclesiale! Essere educatore vuol dire anche aver risposto ad una chiamata, che è passata tramite l’invito di altri, ma che è partita dall’attenzione di Gesù Cristo verso ognuno indistintamente. Tutti gli educatori, a prescindere dal loro grado di responsabilità o cultura, sono pienamente consapevoli che la parola " educazione " si traduce in " amare i ragazzi ": " Ricordatevi che l'educazione è cosa di cuore e solo Dio ne è il padrone e noi non potremo riuscire in cosa alcuna se Dio non ce ne insegna l'arte " (San Giovanni Bosco).
Si è educatori solo amando perché è l'amore a dare forma e sostanza all'educazione; le nozioni pedagogiche sono solo parole astratte se non c’è la sapienza del cuore a chiarirne il senso.
L’educatore è "colui che nei confronti dei bambini, ragazzi e giovani che gli sono affidati: " non schiaccia ma libera, non trascina ma innalza, non opprime ma forma, non impone ma insegna, non esige ma chiede "

L'educatore che vive il suo ministero in oratorio:
· Ama i ragazzi e costruisce con loro buone relazioni
· È consapevole di essere anche lui parte del processo educativo
· Sa che non esiste un metodo perfetto
· Si pone continuamente in discussione
· Si confronta, indaga, verifica i propri errori e impara a non ripeterli
· Si riconosce dalla sua integrità morale
· Fa riferimento al vangelo di Gesù Cristo


Capitolo 5 - Lo sguardo operativo

L'Oratorio si impegna in una educazione integrale e globale perché pensa alla persona nella sua unità fisica e spirituale, umana e cristiana, affettiva e razionale. Pertanto le attività sono proposte coinvolgendo la vita del ragazzo e del giovane in tutte le sue sfere o dimensioni in una progressiva gradualità. Un cammino che vede il protagonismo del bambino/ragazzo/giovane coinvolto a " mettere a servizio " le sue potenzialità aiutandolo a non scoraggiarsi ma a vedere sempre con realismo il positivo che c'è in lui. Un cammino che si realizza in una dimensione comunitaria dove lo stare insieme diventa motivo per conoscersi, per confrontarsi (con gli altri e con sé stessi), in un sano confronto e rispetto anche con l’altro sesso.
La diversità viene scoperta come ricchezza da accogliere e ci si allena a " mettersi a servizio degli altri ". Un cammino fatto di esperienze vissute ed approfondite dove " si impara facendo " e ci si allena ai grandi valori della vita attraverso il gioco, la catechesi, la preghiera.
In un clima di gioia e serena fiducia perché invitati a diventare " onesti cittadini e buoni cristiani ".
L’obbiettivo di fondo rimane unico per tutti: l’incontro con Gesù Cristo, il Dio vivo e vero che da’ senso alla vita.
Consapevoli anche che ci saranno e ci sono tempi, modi, luoghi e occasioni diverse per farne l'esperienza. Se ci sono itinerari e percorsi differenziati di approccio al mondo giovanile, ci dovranno anche essere una molteplicità di figure educative che entrano in gioco.
Dobbiamo qualificare tutti quegli educatori e animatori che già esistono: catechisti, allenatori sportivi, animatori del tempo libero, baristi... tutte le persone che operano " volontariato in Oratorio ". Occorre evitare il deficit di comunione, ossia il rischio che ognuno vada per la sua strada.
È necessario lavorare per una strategia educativa comune; è opportuno quindi che nella stesura e nella verifica dei " progetti " presenti in oratorio si tengano presenti questi principi guida:
1. riferirsi alle linee fondamentali fino ad ora evidenziate, per comprendere se il progetto che si sta pensando trova senso dentro l'Oratorio;
2. attuare delle funzioni educative di base che caratterizzano i percorsi di promozione, di accompagnamento e di supporto della crescita armonica dei minori, degli adolescenti e dei giovani e delle famiglie, quali: l'ascolto, il servizio, l'educazione alla fede, il sostegno, la socializzazione;
3. promozione di percorsi di integrazione e di coesione del territorio, in un rapporto di reciproco scambio, per una partecipazione attiva e corresponsabile alla vita sociale, culturale, politica ed economica anche dei cittadini stranieri;
4. finalizzazione: i progetti dovranno essere articolati in azioni precise con chiarezza di obiettivi e modalità di realizzazione, individuando le strategie, i percorsi e gli strumenti da utilizzare, in relazione alle necessità ed alle peculiarità che il presbiterio parrocchiale, il consiglio parrocchiale e il consiglio dell'Oratorio suggeriscono e individuano;
5. continuità: ovvero progetti che presentino azioni con carattere di stabilità e persistenza partecipazione che prevedano adeguate modalità di coinvolgimento dei soggetti destinatari (giovani ed adolescenti) e forme di collaborazione, per la realizzazione progettuale, con soggetti di natura diversa (associazioni, enti... );
6. formazione: sarebbe opportuno che il progetto possa anche definire tutte quelle azioni che aiutino gli educatori nella loro formazione sia tecnica, pastorale e spirituale;
7. verifica: ogni progetto preveda un efficace sistema di valutazione dei risultati al fine di migliorare e correggere la propria azione educativa.

È auspicabile, a questo riguardo, la realizzazione di progetti educativi correlati con quello generale ma più aderenti alle singole realtà. Sarà compito del consiglio dell'Oratorio  –  sintesi delle diverse figure educative e dei gruppi presenti in oratorio coordinati dal direttore dell'Oratorio  - indicare con una lettera aperta le priorità educative per i singoli anni pastorali.

Condiviso e confermato nel consiglio dell'Oratorio del maggio 2010

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